Principali tipi de zone umide

Zone umide

A scopo di semplificazione, le zone umide europee possono essere raggruppate in sette tipi principali:

Zone umide marine e costiere

Le coste pianeggianti ospitano diversi habitat acquatici. Le correnti costiere formano lingue di terra di consistenza sabbiosa, ghiaiosa che possono delimitare lagune salmastre e stagni temporanei. Vaste piane melmose, depressioni interdunarie isolate, paludi salmastre e prati in prossimita’ del mare, rappresentano zone umide tipiche delle coste atlantiche e del Mare del Nord. Il Mare dei Wadden condiviso da Danimarca, Germania e Paesi Bassi, e’ la zona umida piu’ ampia (8 000 m2) presente sul territorio dell’Unione europea. Fin dai tempi antichi, ampie lagune salate o salmastre hanno offerto il necessario riparo all’installazione di porti e allo sviluppo di importanti citta’ commerciali come Danzica e Venezia sul Baltico e sul Mediterraneo.

Estuari e delta

Gli estuari si formano nella zona in cui il fiume sfocia nel mare, sono caratterizzati da salinita’ intermedia e le maree vi svolgono una importante funzione regolatrice. Gli estuari sono in genere molto produttivi, grazie alle acque ricche di nutrienti, e vengono spesso utilizzati dai pesci come zona di riproduzione. Nell’Unione europea essi si situano soprattutto lungo le coste dell’Atlantico, del mare del Nord e del mare d’Irlanda. Importanti centri commerciali e culturali si sono sviluppati in prossimita’ di estuari, ad esempio, Londra sul Tamigi, Rotterdam, Anversa e Gand rispettivamente sul Reno, sulla Mosa e sulla Schelda. Le piane fangose e sabbiose nella zona di oscillazione delle maree, le paludi salmastre e i terreni rocciosi completano la gamma degli habitat delle zone umide. Il Mar Mediterraneo presenta una caratteristica particolare: le foci dei suoi fiumi si sono sviluppate a delta per mancanza di movimenti dovuti alle maree e per la presenza di abbondanti sedimenti. Esse formano generalmente complessi di lagune, paludi, laghi, pozze stagionali, canali fluviali naturali, zone di acque basse in prossimita’ della costa e aree di agricoltura irrigua. Nell’Unione europea i delta della Camargue (Rodano), dell’Ebro, del Po e dell’Evros sono fra i piu’ conosciuti.

Fiumi e pianure alluvionali

L’inondazione periodica dell’area compresa tra il letto del fiume e i rilievi che delimitano una valle, e’ stata una caratteristica comune a molti fiumi e corsi di acqua europei. Sono ben pochi i fiumi cui ancora e’ consentito inondare periodicamente piane in cui si trovano banchi di sabbia e ghiaia temporanei, praterie umide, paludi erbose, foreste alluvionali e specchi di acqua formati da meandri rimasti salati. Dove i corsi di acqua sono stati regolati, restano solo ridotte aree di foresta fluviale e zone umide alluvionali. La Loira francese e’ probabilmente uno degli ultimi grandi fiumi che conserva ancora parti consistenti della propria piana alluvionale.

Laghi

Caratteristica dei laghi e degli stagni e’ quella di costituire specchi d’acqua. Essi si formano nei bacini caratterizzati da terreni che non hanno un buon drenaggio, da falde geologiche e dalle azioni di frane e di ghiacciai. La maggior parte dei laghi europei ha carattere permanente ed e’ costituita da acque dolci, ma nell’Europa meridionale a clima mediterraneo, i laghi temporanei con acque salmastre sono piu’ diffusi. Lungo le rive lacustri poco profonde, la luce, penetrando sino al fondo, consente lo sviluppo di piante radicate, creando zone di transizione biologicamente ricche tra lo specchio d’acqua e la terraferma.

Paludi di acqua dolce

Le paludi di acqua dolce sono comuni in tutti i luoghi in cui acque sotterranee, sorgenti superficiali, corsi di acqua o il deflusso di acque irrigue o piovane causano frequenti inondazioni o la presenza piu’ o meno permanente di acque poco profonde. La loro ampia distribuzione e varieta’ e’ all’origine dell’ampia gamma di termini utilizzati per descrivere le paludi di acqua dolce. Alcune tra quelle di maggiori dimensioni presentano acque stagnanti per la maggior parte dell’anno e spesso formano zone acquitrinose uniformi coperte di canne e stiance.

Torbiere

In condizioni caratterizzate da basse temperature, ristagno delle acque e insufficienza di ossigeno, la massa vegetale morta si accumula strasformandosi in torba. Lì dove le acque non filtrano attraverso il terreno e i depositi di torba si accumulano, si creano diversi acquitrini e paludi. Per ragioni climatiche, le torbiere sono piu’ frequenti nelle zone atlantiche e boreali piu’ umide, ma non mancano nelle zone alpine e continentali dell’Europa. In molte torbiere l’equilibrio e’ talmente delicato che il minimo cambiamento delle condizioni ambientali puo’ provocarne un’alterazione sostanziale o il degrado. Terreni torbosi si ritrovano spesso anche in aree agricole bonificate o in luoghi dove precedentemente esistevano paludi

Zone umide di origine antropica

Le attivita’ antropiche del passato e quelle attuali hanno creato diversi tipi di zone umide che hanno un certo interesse per animali e piante specifici. Le cave di ghiaia rimaste parzialmente abbandonate, intatte o sottoposte a interventi di ripristino ed altre aree sottoposte ad attivita’ di scavo, formano diversi tipi di habitat. Gran parte delle saline tradizionali e industriali delle coste atlantiche e mediterranee costituiscono siti importanti per il rifocillamento degli uccelli migratori e una fonte vitale di alimentazione per gli uccelli che nidificano in colonia. Il valore biologico di tali bacini dipende molto dalla pendenza delle rive e dalla fluttuazione del livello delle acque. Le risaie possono costituire habitat interessanti, purché non siano inquinate da prodotti chimici per usi agricoli

L’uso razionale e la conservazione delle zone umide richiedono un approccio coordinato e integrato. A tal fine e’ necessario adottare norme adeguate nel quadro di politiche di ampio respiro, quali la politica ambientale (ivi comprese le politiche di conservazione della natura e delle risorse idriche che prevedano l’applicazione di leggi sull’uso di tali risorse) e la politica di sviluppo regionale e territoriale (compresa una politica di pianificazione delle risorse), e nel quadro dei campi specifici delle politiche settoriali che possono influire in questo ambito (come l’agricoltura e l’acquacoltura).

La gestione integrata significa, soprattutto, l’armonizzazione degli interessi contrastanti relativi a una data zona umida e alle sue risorse allo scopo di raggiungere un obiettivo comune basato sulla loro conservazione e sull’uso razionale. Cio’ comporta che tutte le parti che possono esercitare influenza o potere decisionale sulla zona umida in questione prendano parte ad un processo comune volto a raggiungere un parere unanime o a trovare un compromesso. A tale fine occorre individuare gli interessi, le parti in causa, le autorita’ competenti e gli organismi responsabili nonche’ le necessarie modifiche istituzionali e amministrative da adottare a livello comunitario, nazionale e regionale. Uno strumento efficace puo’ essere rappresentato dalla definizione di un elenco di misure che richiedono un approccio integrato e di un elenco di organismi da coinvolgere e consultare nel quadro delle pertinenti procedure.