Margherita di Savoia – Foggia

L’area interessata dal sistema delle Saline di Margherita di Savoia e’ ubicata lungo la costa Adriatica pugliese in provincia di Foggia in corrispondenza del cosiddetto Tavoliere. Le saline si estendono per circa 20 km di lunghezza e 3-4 di ampiezza e corrono parallele alla costa adriatica, occupando una superficie di oltre 4000 ha.

Storia

L’area costiera del Tavoliere era in tempi storici, neolitico, occupata da un unica estesa laguna originatasi dalla chiusura di una vasta area ad opera di cordoni litorali poi elevatisi a sistema dunale. La grande laguna, in seguito all’avanzata del Pale o Carapelle e dei suoi notevoli apporti solidi, si divise in due parti all’incirca nel 185 a.C.. Si formarono due lagune distinte, una a Nord denominata Lago Salso, l’altra a sud detta Lago Salpi. Sull’area occupata dell’antico lago Salpi, dopo innumerevoli modifiche che lo trasformarono prima in lago costiero e poi ne ridussero l’estensione, si sono insediate le attuali saline. La presenza naturale del sale (foto) e’ da sempre un elemento caratterizzante dell’area, forse per questo motivo frequentata dall’uomo sin dal neolitico. Successivamente i Romani attrezzarono l’area adibendola a salina e costruirono per tale funzione un immenso muraglione che proteggeva la zona dagli straripamenti dell’Ofanto. In zona fu edificata inoltre la famosa città di Salapia. Nel 1809 il Principe di Bisignano proprietario dell’area inizio i lavori di bonifica del lago Salpi; furono poi i Borboni che si prodigarono nella gestione e bonifica dell’area; infine fu il fascismo che completo’ la bonifica dell’area dandole l’attuale assetto.

Aspetti socio-economici

Le saline di Margherita di Savoia sono ubicate nel territorio del comune omonimo (prima detto saline di Barletta), ma la loro area di gravitazione si allarga anche ai comuni di Zapponeta e Trinitapoli. Esse hanno condizionato lo sviluppo, demografico, socio-economico, la stessa morfologia del centro abitato di Margherita di Savoia e rappresentano il più potente fattore di trasformazione dell’organizzazione del territorio. La produzione di sale fu fissata dalla ristrutturazione avvenuta fra il 1951 e il 1969 che raddoppio’ il rendimento attraverso un piu’ attivo rapporto fra superficie salante e superficie evaporante. Parallelamente, fu elevata la meccanizzazione e specializzazione degli impianti con la conseguente riduzione della manodopera. L’esigua area lasciata libera dalle saline costrinse l’agricoltura a farsi intensiva: quasi totalmente alle colture irrigue e’ destinata la superficie agraria e forestale del territorio di Margherita di Savoia e, soprattutto di quello di Zapponeta. L’agricoltura ad elevato reddito giustifica l’elevato numero di aziende che operano nel settore agricolo, che a Zapponeta rappresentano (al 19 dicembre 1999) il 77,0% delle complessive imprese locali (anche a Margherita di Savoia il loro numero e’ cospicuo e raggiunge il 30% del totale). Comunque, nell’area, un ruolo economico indiscusso giocano le saline. Con una superficie che raggiunge i 3.871 ettari (le più estese in Italia e tra le più importanti d’Europa) esse costituiscono l’attivita’ estrattiva più antica e rappresentano le maggiori consumatrici di spazio del sistema industriale dauno.
In esse l’ “industria vecchia”, fortemente ancorata alla presenza delle risorse naturali, ha avuto molto successo. Incrementatasi di oltre il 90% nell’ultimo quarto di secolo, la produzione delle saline di Margherita di Savoia costituisce, allo stato attuale, il punto di forza della produzione italiana di sale. Con piu’ di 500.000 tonnellate, le saline cumulano il 70% della produzione totale nazionale. Le saline rappresentano un’enorme ricchezza per il territorio e la comunita’ locale. Un’alta percentuale della popolazione attiva vive di questa risorsa naturale. Dei 12.404 residenti a Margherita di Savoia nel 1991, gli attivi rappresentano il 64,4% e gli occupati in condizione professionale il 35,5%. Di questi ultimi, il 16,3% e’ occupato nel settore primario, circa la meta’ nei servizi e quasi un terzo nel settore industriale.

Degno di nota e’, all’interno di quest’ultimo, il numero di occupati nel settore estrattivo (459 unita’ pari al 36,2% di quanti lavorano nell’industria), che e’ il primo sub settore all’interno del settore secondario (l’industria manifatturiera segue con 457 unita’, pari al 36,0% del totale e quella delle costruzioni, con 337 occupati, rappresenta poco piu’ di un quinto del totale). L’attività salinara può giustamente essere considerata come il principale agente di organizzazione e sviluppo territoriale della fascia litoranea in esame. Questa fabbrica ha “polarizzato” il territorio assorbendo un bacino di manodopera che si estende anche ai comuni limitrofi. Ciò e’ accaduto soprattutto nella fase di espansione dei bacini salati e di standardizzazione del lavoro. Dal 1974, anno in cui il sale non e’ stato piu’ oggetto di Monopolio, nuovi imprenditori del luogo, un tempo semplici trasportatori, si sono dotati di impianti per il lavaggio e il condizionamento del sale, acquistato allo stato greggio dalla salina stessa. L’attivita’ estrattiva ha svolto un’azione motrice nei confronti degli altri settori economici a partire dal 1984, anno in cui l’Amministrazione Monopoli di Stato avvio’ la collaborazione con l’Agip Petroli. Il sale di Margherita di Savoia ha infatti consentito la costruzione di uno stagno solare per la produzione di energia termica a bassa temperatura. Lo stagno solare dimostrativo con una superficie di 25.000 mq e la potenza di 500 KW e’ uno dei più vasti esistenti al mondo e l’unico di dimensioni industriali che utilizza come materia prima l’acqua di una salina marittima. Le acque madri vengono utilizzate anche in varie applicazioni terapeutiche nelle locali Terme, nate nel 1930. Lo stabilimento termale di Margherita di Savoia, che impiega le acque madri provenienti direttamente dalle vasche salanti delle saline, e’ uno dei più all’avanguardia in Europa. Nel 1992 le presenze per cure termali erano 35.870: si tratta di un valore modesto se confrontato con quello dei maggiori centri termali italiani (ad esempio le presenze registrate a Margherita di Savoia sono pari solo all’1,6% di quelle di Abano Terme); inoltre, tali Terme hanno una portata limitata alla regione (il 90% delle presenze). Appare evidente come il sale, importante merce di scambio nell’antichita’, sia stato e sia il motore dello sviluppo socio-economico di questa micro-area. Tale attivita’ estrattiva si puo’ dunque, a ragione, considerare come l’industria “vecchia” piu’ rappresentativa della Daunia. La sua capacita’ occupazionale va, tuttavia, drasticamente riducendosi.

Gia’ agli inizi degli anni ’70, si registro’ un forte calo della forza lavoro occupata. Era la conseguenza dell’introduzione nel processo produttivo di tecnologie che innalzavano la qualita’ del prodotto riducendo sensibilmente la quantita’ di manodopera. Si passo’ in quegli anni dai 2.000 operai stagionali a 200 circa, parte dei quali furono assorbiti per motivi socio-politici nell’organico del Monopolio (che contava 500 occupati). Nel 1972 gli operai fissi erano 472 e gli stagionali 201; questi ultimi nel 1980 furono quasi tutti assorbiti fra i salinari fissi (che diventarono 647 unita’); l’occupazione stagionale scomparve definitivamente nel 1989. Dal 1980 si verifico’ una lenta diminuzione anche dei salinari fissi dovuta al mancato rimpiazzo dei lavoratori andati in pensione.

Al 1995 la salina contava 401 salinari e 58 unita’ amministrative e, allo stato attuale, risultano solo 279 addetti (di cui quasi l’80% composto da operai) L’ormai certa dismissione dell’azienda Ente Trasformazione Tabacchi, che controlla la produzione e commercializzazione del prodotto ed il piano di riassetto industriale, traghetteranno l’azienda dal pubblico al privato producendo un’ulteriore riduzione dell’organico. Anche l’attivita’ dell’industria chimica SAIBI (Societa’ Italiana Bromo) sostenuta dalle saline e’ in crisi dal 1991, anno in cui l’impianto e’ stata messo in liquidazione. Una decisione legata a motivi ambientali: la produzione chimica risulta certo incompatibile con l’alto valore naturalistico delle saline, dichiarate zona umida con il decreto ministeriale del 30.5.1979.

In presenza di una tale difficile situazione socio-economica appare sempre più urgente un processo di riconversione dell’economia locale verso nuove attivita’. L’industria del sale e l’interesse scientifico della zona umida costituiscono oggi un’importante simbiosi tra occupazione e tutela ambientale, produzione e salvaguardia del posto di lavoro e arricchimento del patrimonio biologico. Le saline offrono importanti opportunita’ economiche alternative alla tradizionale industria estrattiva, come quelle del turismo ambientale, della pesca turismo e dell’acquacoltura. Ad oggi con il sistema della licitazione privata vengono date in affitto a terzi le vasche di prima evaporazione per l’allevamento del pesce. La sperimentazione di impianti di acquacoltura attualmente in corso costituisce quindi un promettente esempio di riconversione produttiva dell’area.

Come ogni industria anche quella delle saline ha prodotto nell’area un impatto ambientale cospicuo, i cui effetti si evincono nella modificazione del paesaggio e nella limitazione dello spazio utile per l’agricoltura e il turismo; nei vincoli posti allo sviluppo urbano (sia in termini di spazio disponibile che come sviluppo in altezza degli edifici, che ostacola la ventilazione dei bacini salanti). Le saline sono state responsabili di elevati moduli di densita’ demografica (333 ab/Kmq) e hanno impedito il diffondersi di nuclei rurali; hanno ridotto drasticamente la superficie agricola utilizzata (e’ pari al 41% dell’intero territorio comunale rispetto al 78,9% della media provinciale): l’aumento del tenore salino presente nello strato superficiale del suolo comporta, infatti, l’abbassamento della produttivita’ del terreno agrario delle aree circostanti.

A livello socio-economico le saline di Margherita di Savoia hanno favorito una specializzazione della manodopera locale (salinari, personale amministrativo) e hanno consentito la nascita di nuove industrie per la utilizzazione delle acque madri (bromo, terme); hanno creato infrastrutture e nuovi posti di lavoro nel settore secondario e terziario. Oggi, pero’, si e’ ad un punto di svolta: il futuro delle saline si lega sempre più alla salvaguardia del paesaggio, alla tutela delle specie minacciate e della diversità biologica e alla valorizzazione della zona umida. Numerosi sono gli enti chiamati a offrire il loro contributo in proposito : quelli che hanno ruolo nella gestione dell’area umida delle saline di Margherita di Savoia, dall’Ente Tabacchi Italiani – E.T.I. (ex monopolio di Stato), alla Provincia di Foggia (ufficio Flora e Fauna) e al Corpo Forestale dello Stato (che svolge attivita’ di vigilanza). La difesa del suolo dell’area vede insieme riunite competenze diverse: le Amministrazioni comunale di Margherita di Savoia, provinciale di Foggia, quella regionale e il Ministero dei Lavori Pubblici. Il futuro dell’area dipende sicuramente dall’azione degli enti locali e di istituzioni (associazioni, agenzie, università, banche, sindacati, ecc.) che devono coordinare i loro sforzi per una gestione sostenibile del territorio ma, anche e soprattutto, dalla popolazione locale, spesso ‘indifferente’ e poco interessata alla gestione delle risorse naturali, ed incline, invece, ad affermare propri desideri ed aspettative.

Idrogeologia e suolo

L’area e’ caratterizzata da un altimetria molto bassa, pochi metri sul livello del mare e da una morfologia intensamente pianeggiante (salicorneti). Elementi questi che hanno contribuito alla creazione in loco delle saline. Sotto l’aspetto geologico-stratigrafico, l’area rientra nel graben compreso tra le importanti strutture carsiche del Gargano a Nord e della Murgia a sud; tale area e’ stata poi riempita dai sedimenti marini subappennini plio-pleiostocenici e, nel quaternario, dai sedimenti depositati in ambiente deltizio dai corsi d’acqua che scendono dal Sub Appennino Dauno, Ofanto, Celone, Candelaro, ecc. (salicorneti). Recenti ritrovamenti di strutture di evaporazione gessose dette “Rose del deserto” in un area vicina alle attuali saline, unico sito conosciuto per l’Europa, dimostrano che l’area presenta una situazione climatica con alti livelli di aridita’, bassa piovosita’ ed evaporazioni intense (zona evaporante) per lunghi periodi temporali (salicorneti). Questa situazione climatica è confermata dai dati registrati nella stazione pluviometrica di Zapponeta che, con appena 383 mm annui di pioggia, pongono la zona ben vicina alla soglia di aridita’.

Le analisi svolte avvicinano il processo di formazione di questi depositi gessosi a quello di una sabkha africana. Le Saline di Margherita di Savoia fanno parte della piana costiera compresa tra gli abitati di Zapponeta e Margherita di Savoia. Il paesaggio e’ quello tipico del Tavoliere, con vaste aree pianeggianti, un tempo paludose e salmastre, poste pochi metri sul livello del mare. L’origine delle Saline e’ legata alla formazione, durante il Quaternario, di una vasta laguna, con fondali molto bassi, separata dal mare da un esteso cordone dunare ed alimentata da una falda freatica. La laguna, nota col nome di Lago Salpi, e’ stata oggetto di profonde trasformazioni legate a fattori climatici e antropici. In particolare, vanno menzionati: gli effetti legati alle ripetute oscillazioni del livello marino nel corso del Quaternario; i consistenti apporti solidi fluviali; i lavori di bonifica idraulica iniziati nel secolo scorso ed ultimati dopo il 1950; i lavori di ampliamento delle Saline del 1950 e la contestuale soppressione del canale “controfanto”, utile soprattutto ai fini del ravvenamento della falda freatica con acque dolci superficiali (salicorneti). Nelle zone meno profonde e marginali della laguna, per effetto dell’insolazione e della ventilazione, si produssero spontaneamente fenomeni di evaporazione delle acque e di cristallizzazione del cloruro di sodio, utilizzato dalle popolazioni locali e successivamente sfruttato industrialmente. Le saline sono impostate su terreni clastici pleistocenici e olocenici, caratterizzati da un notevole grado di eterogeneita’ composizionale e granulometrica; a luoghi si rinvengono depositi prevalentemente limosi di colmata. In grandi linee, si puo’ riconoscere: una fascia litorale essenzialmente sabbiosa (depositi di spiaggia attuale con presenza di dune costiere); una zona di palude retrodunare con terreni di natura essenzialmente limoso-argillosa e una zona piu’ interna, a ridosso della palude, con una piu’ marcata alternanza di sabbie, sabbie limose, limi argillosi e piu’ raramente ghiaie. Tali terreni raggiungono i 40 m di spessore e poggiano su un substrato argilloso molto omogeneo (argille grigio-azzurre), di eta’ plio-pleistocenica, che continua nel sottosuolo per profondita’ di 200-300 m, fino al contatto con i sottostanti calcari del Cretaceo, affioranti nelle Murge e nel Gargano. I depositi marini ed alluvionali quaternari, che ricoprono con notevole continuità’ le argille grigio-azzurre plio-pleistoceniche, ospitano un’estesa falda idrica, frazionata su piu’ livelli e rinvenibile a modeste profondita’ nei pozzi situati subito a monte delle saline. Si tratta di un sistema acquifero complesso, costituito da strati alterni di varia granulometria (ghiaie, sabbie e argille sempre piu’ o meno siltose). Prima dell’emungimento intensivo degli ultimi 30 anni, il livello idrico piu’ superficiale era prossimo al piano campagna, come testimoniato dall’esistenza in zona di numerosi pozzi a scavo, profondi intorno ai 10 m, oggi a secco. Il sovrasfruttamento della falda ha determinato nel tempo anche il progressivo aumento della salinita’ dell’acquifero che, trovandosi in prossimita’ della costa e’ in continuita’ idraulica con il bacino delle Saline e con il mare.

Flora

Come la maggior parte delle saline del Mediterraneo anche la Salina di Margherita di Savoia ha assunto nel tempo notevole importanza naturalistica. Esse hanno sostituito, nella funzione ecologica, i corrispondenti ecosistemi naturali salmastri scomparsi quasi del tutto nel bacino del Mediterraneo ad opera delle trasformazioni indotte dall’uomo sin dai tempi antichi. Per la produzione del sale, nel gia’ ricordato sito dell’ex lago Salpi, sono state infatti costruite una serie di vasche che partendo da Nord presso l’abitato di Zapponeta si susseguono a sud fino all’abitato di Margherita di Savoia. Il sistema di vasche si caratterizza per il progressivo aumento della salinita’ delle acque.

Al momento della loro immissione ad opera della potente idrovora di foce Aloisia, che immette circa 30 milioni di metri cubi in un anno, le acque marine presentano una salinita’ del 35-40%. Nei passaggi successivi, dalle vasche evaporanti a quelle salanti, la salinita’ continua a crescere sino a raggiungere, in queste ultime, livelli del 200-300% con relativa deposizione di sali. Alla definizione di questo processo contribuiscono anche le particolari condizioni microclimatiche della zona, precipitazioni molto basse, l’alta incidenza dei venti e la profondità delle vasche che tende a diminuire passando da quelle evaporanti a quelle salanti. In questo processo si determina anche la formazione piu’ o meno stabile di vaste distese fangose. Questa variabilita’ nelle concentrazioni dei sali, nell’altezza delle acque e nell’estensione delle superfici fangose, determina la formazione di innumerevoli nicchie ecologiche occupate piu’ o meno selettivamente da una moltitudine di specie di uccelli. La base trofica della salina e’ dovuta principalmente al gran numero di invertebrati acquatici (fitoplancton, zooplancton) presenti e dalle alte concentrazioni di organismi detritivori.

La specie piu’ caratteristica di questi ambienti e’ sicuramente l’Artemia salina, unica specie a vivere nelle acque con un tasso di salinita’ superiore ai 300 g/l. In inverno le saline ospitano contingenti numerosi di uccelli svernanti appartenenti a quasi tutti i gruppi di specie presenti nel bacino del Mediterraneo. Si sono contati contingenti complessivi di svernanti superiori alle 38.000 unita’, con picchi di oltre 5000 Volpoche, 17.000 Fischioni, 8.000 Piovanelli pancianera, 200 Gabbiani rosei, 5000 Avocette. Piu’ caratteristiche sono evidentemente le specie nidificanti equivalenti a quelle che originariamente occupavano gli habitat naturali salmastri delle lagune del Mediterraneo, Laridi, Limicoli, Sterne. I dati relativi al censimento delle specie nidificanti evidenziano la presenza di contingenti di assoluto valore internazionale, sia come importanza che come entita’. Le circa 600 coppie di Avocetta, 150 di Fratino, 1000 di Gabbiano corallino, 600 di Gabbiano roseo, 150 di Sterna zampenere, oltre a Pettegola, Cavaliere d’Italia, Sterna comune, Beccapesci, ecc., testimoniano la grande importanza di questo sito. La recente acquisizione come nidificante del Fenicottero ha ulteriormente aumentato il valore dell’area.

La specie infatti ha cominciato a frequentare l’area dai primi anni 90 con pochi individui, man mano la colonia e’ aumentata di numero sino ai primi tentativi di nidificazione del 1995 e la riuscita nel 1996. Il valore biogeografico di questa colonia e’ rilevante essendo l’unica presente, nel Mediterraneo centrorientale. La formazione di questa colonia e’ anche la prova degli effetti della buona gestione operata per la salvaguardia della specie nelle Camargue. Infatti la lettura degli anelli presenti in molti degli individui, ha rilevato come i Fenicotteri colonizzatori provenissero dalla popolazioni del sito di Salin de Giraurd nella Camargue. Qui un oculata gestione, ad opera di un progetto finalizzato alla creazione di isolotti artificiali, ha portato in 18 anni all’insediamento nel sito artificiale di circa 120.000 coppie di Fenicotteri con l’involo di 60.000 piccoli. E’ stato questo surplus di popolazione che ha probabilmente consentito alla specie di colonizzare il sito di Margherita di Savoia.

Eppure lo straordinario ruolo delle Saline di Margherita di Savoia nella conservazioni del patrimonio ornitico del Mediterraneo sembra un acquisizione recente, come negli anni 70 le saline ospitassero la nidificazione del solo Fraticello. E’ negli anni successivi che la Salina viene colonizzata da contingenti sempre piu’ numerosi e vari di svernanti e nidificanti. Il momento significativo e determinante di questa evoluzione sembra essere stato quello dell’istituzione della riserva naturale.

Precedentemente alla riserva nell’area si svolgeva un’attività venatoria senza regole e controlli che probabilmente limitava ed impediva la colonizzazione dell’area, questa appare solo un ipotesi, mancando riscontri effettivi. Certo nell’area tranne il regime di protezione nulla e’ cambiato nella gestione della Salina e nelle caratteristiche degli habitat, questo sembra confermare che alla base della colonizzazione vi sia il vincolo della tutela e la riduzione dell’attivita’ venatoria. E’ vero che nel fenomeno di colonizzazione potrebbero aver avuto un ruolo anche cambiamenti a livello biogeografico e/o trasformazioni, scomparsa di altre zone umide nel Mediterraneo, che hanno indotto spostamenti di popolazioni. L’ipotesi più probabile rimane comunque quella della colonizzazione a seguito della riduzione dell’attivita’ venatoria.

La conferma di questa ipotesi sarebbe un caso esemplificativo del condizionamento negativo che l’attivita’ venatoria determina nelle strutture dei popolamenti ornitici.

Stato di protezione

La Salina di Margherita di Savoia risulta classificata come: Riserva Naturale di Popolamento Animale e Zona Umida di Valore Internazionale Ramsar . Nell’area inoltre e’ stata istituita una Z.P.S. ai sensi della Direttiva 79/409 CEE. L’area inoltre e’ stata inserita nel S.I.C. IT9110005 “Zone umide della Capitanata” ai sensi della Direttiva 92/43 CEE.

Scheda descrittiva

  • Comuni di riferimento: Margherita di Savoia, Trinitapoli
  • Superficie (in ettari): La salina e’ estesa complessivamente per circa 4000 ha, mentre la Riserva e’ estesa 3.871 ha.
  • Ente gestore della riserva naturale e recapito: Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Villaggio Umbra 71030 (FG).
  • Ente gestore della salina e recapito: Direzione Salina di Stato. Corso Vittorio Emanuele 94, Margherita di Savoia, Foggia.
  • Proprieta’: Tutta l’area della salina ed anche molte aree circostanti a salicornieto sono di proprieta’ demaniale del Ministero delle Finanze.

Contigua alla riserva sono altre due piccole aree sottoposte a protezione. Si tratta della riserva “Il Monte” e della riserva “Masseria Combattenti”.

  • Denominazione ufficiale e decreto istitutivo: Il Monte. Riserva Naturale di Popolamento Animale Statale Decreto MAF del 13/7/82
  • Comune di riferimento: Cerignola.
  • Superficie (in ettari): 130
  • Tipologia naturale: Zona umida con pascoli e coltivi.
  • Ente gestore e recapito: Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Villaggio Umbra 71030 (FG).
  • Denominazione ufficiale e decreto istitutivo: Masseria Combattenti. Riserva Naturale di Popolamento Animale Statale, Decreto MAF, 9/05/1980
  • Comune di riferimento: Trinitapoli, Margherita di Savoia.
  • Superficie (in ettari): 82
  • Tipologia naturale: Zona umida con acquitrini.
  • Ente gestore e recapito: Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Villaggio Umbra 71030 (FG).

Stato della pianificazione

Attualmente l’area della salina e’ sottoposta a due forme di pianificazione e/o gestione consolidate, determinate dalla doppia funzione produttiva come Salina e conservazionistica come Riserva. Nella realta’ la funzione produttiva e’ preponderante rispetto a quella di conservazione che appare subordinata. In effetti esiste solo un piano di gestione produttivo, finalizzato alla produzione del sale, attivita’ pianificata dalla direzione della salina. Il Corpo Forestale dello Stato (CFS) a cui spetta il compito di gestire la Riserva Naturale non ha un proprio piano di gestione, limitandosi alla sola sorveglianza. Esiste un accordo, non sappiamo se protocollato o solo verbale, tra i due enti in base al quale la salina dovrebbe comunicare e concordare con il CFS i propri interventi.
Nella pratica ci risulta che tale procedura non venga posta in atto e che la salina definisca ed attui le proprie attività in forma autonoma, rispondendo a sole esigenze di carattere produttivo. E’ evidente che tale gestione provoca notevoli problemi alla fauna presente. Tali problemi sono esplicitati in forma dettagliata nel capitolo relativo. Esiste inoltre un rilevante problema di pianificazione e gestione di molte aree attigue alla salina o da essa dismesse, che pur essendo demaniali, di proprietà cioé del Ministero delle Finanze, vengono o possono essere concesse in gestione, su richiesta, a privati o ad altri enti pubblici. Molto spesso queste aree concesse ai privati hanno grande valore naturalistico, in quanto habitat prioritari “Steppe salate” ai sensi della Direttiva 92/43 ma, nella stragrande percentuale dei casi, vengono sottoposte a dissodamento e successiva messa a coltura. Non esistono dati ufficiali riguardo al numero ed alla entità territoriale delle aree già concesse e riguardo a quelle richieste. Esiste inoltre la possibilità di una privatizzazione della salina. Tale privatizzazione, ventilata in più sedi, apre prospettive diverse e probabilmente negative rispetto alla conservazione dell’area. Nel caso la privatizzazione interessasse anche le aree esterne alla riserva, ma di proprietà del demanio, a causa della mancanza del vincolo di Riserva la priorità della scelta di conservazione della natura sarebbe meno difendibile. Queste aree infatti sono potenzialmente utilizzabili per svariati usi produttivi, agricoli, residenziali e infrastrutturali. L’aerea della Salina rientra inoltre nel recente Patto Territoriale per l’Occupazione del Nord barese siglato, attraverso un protocollo d’intesa, il 12/03/1997 presso la sede del CNEL a Roma. All’interno del Patto sembra sia stato presentato un progetto relativo ad interventi di fruizione turistica nell’area della Salina. Il progetto ha suscitato le perplessita’ delle associazioni naturalistiche, in particolare della LIPU, in quanto prevede piste ciclabili con fondo artificiale in aree attigue alla salina coperte da habitat prioritario a Steppe salate, oltre a un incremento di ponti per l’accesso alla salina ed altri interventi di dubbia compatibilita’ ambientale.

Equipaggiamento

Scarponcini da escursionismo, abbigliamento comodo e di colore in sintonia con l’ambiente naturale, giacca a vento, cappello, zainetto, borraccia, guida tascabile per le piante e gli animali, taccuino e matita, binocolo, macchina fotografica.

Regole da seguire

Durante le visite nelle Riserve e negli ambienti naturali:

  • Cerca di restare il piu’ possibile in silenzio o, se necessario, parla sottovoce, cosi’ non disturberai gli animali e ti sara’ piu’ facile vederli o ascoltarne la “voce”.
  • Osserva ogni cosa con molta attenzione: e ti accorgerai che ci sono mille particolari che ad un primo sguardo ti erano sfuggiti.
  • Rispetta qualunque cosa che e’ intorno a te, non lasciare traccia del tuo passaggio e ricordati che puoi portar via solo i ricordi, le emozioni ed eventualmente delle immagini fotografiche
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