Lido Presepe – Brindisi

Inquadramento naturalistico-ambientale

L’area e’ costituita da una zona palustre retrodunale il cui bacino imbrifero, denominato “canale Pilella”, parte dal territorio di San Pietro Vernotico. Lo specchio d’acqua segue le vicende delle precipitazioni meteoriche scomparendo o riducendosi (come e’ successo negli ultimi due anni) nel periodo estivo mentre durante il periodo piovoso raggiunge il massimo della sua estensione per circa 5 ettari.
Essa custodisce un habitat prezioso ai sensi della Direttiva U.E. 92/43, definito Stagno temporaneo mediterraneo che per la rarita’ che ha ormai assunto nel territorio dell’Unione Europea, tra gli habitat di interesse comunitario viene catalogato come underline;”>prioritario.

Localizzazione

L’area e’ individuata cartograficamente sul foglio catastale n. 5 e viene definita canale Pilella della Quatina. La stessa e’ inserita nel comparto n. 14 della tavola dei servizi delle marine del Piano Regolatore Generale vigente.
Si trova racchiusa tra due importanti nuclei abitativi, Torre S. Gennaro e Lido Presepe. Quest’ultimo insediamento, sorto in forma abusiva, ne ha mortificato lievemente il perimetro verso sud.

Climatologia

Il clima dell’area e’ da considerarsi marittimo-adriatico con piogge relativamente non troppo elevate ed a distribuzione piuttosto irregolare, comunque con massimi autunno-invernali e minimi estivi; temperature piuttosto elevate, e cioe’ inverni miti ed estati calde, primavera ed autunno brevi. La distribuzione delle piogge nei vari periodi dell’anno segue la caratteristica comune delle regioni meridionali, cioe’ accentrata nei mesi autunno-invernali, scarsa in primavera e minima nel periodo estivo.
Dal punto di vista della distribuzione media delle piogge, si rileva come il territorio interessato dall’intervento, in media riceve annualmente una quantita’ di pioggia di 750 – 800 mm, superiore a quella dei territori contermini decisamente piu’ siccitosi.

Saline di Brindisi

Le saline di Brindisi, note anche come “Stagni e saline di Punta della Contessa” sono due aree poste a sud dell’abitato di Brindisi, denominate Salina Vecchia e Salinella. Salina Vecchia e’ un’area depressionaria di circa 200 ettari di superficie, che si estende longitudinalmente nei pressi dello stabilimento petrolchimico. Ad est e’ separata dal mare dal cordone di dune, mentre nelle altre direzioni confina con terreni coltivati. Nella depressione confluiscono le acque meteoriche della zona circostante portate da tre canali scolmatori. Tali acque ristagnano formando bacini di scarsa profondita’ la cui estensione e’ variabile in funzione delle piogge e dell’evaporazione. In concomitanza di forti precipitazioni si verifica l’apertura di una foce a mare al limite sud dell’invaso dove il cordone dunoso e’ interrotto per un breve tratto. Dalla stessa interruzione, in caso di forti mareggiate, vi e’ ingresso di acqua marina. Salinella e’ un’area depressa di scarsa entita’ che si trova a sud della prima ed e’ compresa in una zona militare adibita a poligono di tiro. La parte piu’ a nord della Salina Vecchia, per circa 12 ettari, e’ stata recentemente trasformata in bacino di allevamento semintensivo connesso ad un impianto di piscicoltura. Sono state censite come S.I.C nell’ambito del Progetto BioItaly-Natura 2000. Le Saline, piu’ anticamente note come “Saline Regie” ebbero intenso sfruttamento commerciale fra XIII e XVIII secolo; nel XIX secolo se ne propose il riuso senza tuttavia concreti riscontri. Vi si accedeva per un itinerario, ancora leggibile sul terreno, attraverso le contrade Sacramento, Maraffina, Pandi. Nel 1465 il re Ferdinando I D’Aragona, nel quadro dei provvedimenti adottati per favorire il ripopolamento di Brindisi, dispose che fossero annualmente donati ai cittadini duecento tomola di sale; nel 1466 il privilegio e’ confermato con un’ulteriore concessione di sale da vendere fuori dal regno per impiegarne il ricavato nella riparazione delle mura urbane o nella costruzione di nuovi edifici. Cessato lo sfruttamento commerciale dell’area, di cui restano testimonianze nei resti della torre e dell’approdo, la palude prende il sopravvento.

Gia’ nel 1818 le saline sono dal Romanelli considerate toponimo riferito al complesso delle lagune originate dal canale Cefalo. Nel 1886 Ferrando d’Ascoli le descrive come estensioni paludose “coperte dal mare nell’inverno, asciutte in estate” ed avanza invano la proposta di ristabilirle. Quest’area palustre, nonostante le numerose manomissioni subite, costituisce un habitat singolare. Le Saline sono comprese tra Capo di Torre Cavallo e Punta della Contessa sono costituite da un sistema di bacini costieri alimentati da corsi d’acqua canalizzati provenienti dall’entroterra. I bacini sono separati dal mare da una spiaggia sabbiosa che a tratti si estende per una larghezza fino a 15 m. Il cordone dunare si presenta di modesto sviluppo e cio’ sembra da addebbitarsi ad uno sbancamento verificatosi nell’estate del 1981, ad opera della Fincosit S.p.A. Le Saline sono attualmente costituite da una serie di bacini costieri salmastri separati dal mare da un esile cordone dunale. La duna si presenta di modesto sviluppo, non superando l’altezza di 1-1,5 m e su di essa si sviluppa una vegetazione pioniera con prevalenza di Agropyron junceum e, su limitati tratti, con vegetazione caratterizzata dai folti cespi di Ammophila. I bacini sono alimentati da canali e da sorgenti di acqua dolce, ma risentono della vicinanza col mare e dell’intrusione di acqua marina a seguito di mareggiate. Tali bacini,si prosciugano in estate, e presentano una vegetazione sommersa con Ruppia cirrhosa. Le sponde dei bacini e le depressioni umide circostanti sono caratterizzate da estesi salicornieti con Arthrocnemum glaucum e Salicornia patula.

Acquatina di Lido Presepe

E’ un sito di interesse regionale (S.I.R.) del Progetto BioItaly-Natura 2000. Ricade nel territorio comunale di Torchiarolo ed e’ costituito da una duna sabbiosa lunga 500-600 m, parzialmente ricoperta da una vegetazione arbustiva termoxerofila con ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa), censita come habitat prioritario dalla Societa’ Botanica Italiana (Albano e Medagli, 1995), e da vegetazione a sclerofille sempreverdi ascrivibile all’habitat di interesse comunitario ìdune con vegetazione di sclerofille, con le specie: lentisco (Pistacia lentiscus), mirto (Myrtus communis), fillirea (Phillyrea latifolia), leccio (Quercus ilex), asparago spinoso (Asparagus acutifolius), robbia comune (Rubia peregrina), tutte specie tipiche dell’Ordine fitosociologico Pistacio lentisci-Rhamnetalia alaterni, della Classe Quercetea ilicis. Nelle aree dunari non ricoperte da vegetazione arbustiva si riscontra la presenza di una vegetazione erbacea con dominanza di sparto pungente (Ammophila littoralis) con altre specie psammofile quali: pastinaca di mare (Echinophora spinosa), calcatreppola marittima (Eryngium maritimum), il giglio delle dune (Pancratium maritimum) ecc. Tale vegetazione e’ stata inquadrata nella associazione Echinophoro spinosae-Ammophiletum arenariae della Classe Ammophiletea. Sulla duna, inoltre, e’ stata individuata una rara associazione vegetale effimera di terofite piu’ tipica di aree nord-adriatiche che ha come specie caratteristiche Silene colorata e Vulpia membranacea definita Sileno coloratae-Vulpietum membranaceae.della Classe fitosociologica Thero-Brachipodietea. In posizione retrodunare, separato dalla duna da una inopportuna strada asfaltata che lo separa dal retroduna, vi e’ una zona umida temporanea con vegetazione a cannuccia di palude (Phragmites australis) che forma popolamenti pressoche’ monospecifici inquadrabili nella associazione Phragmitetum australis della Classe Phragmitetea e con vegetazione a scirpo palustre (Holoschoenus australis).

Vegetazione e flora

La vegetazione delle aree umide costiere risente notevolmente delle variazioni di salinita’ causate dal variare delle situazioni di collegamento con le prospicienti acque marine. Nell’area umida oggetto di riqualificazione l’associazione vegetazionale dominante e’ il Phragmitetum communis, presente prevalentemente nella sua forma tipica, poco in quella alofila per la presenza, localizzata nell’area immediatamente retrodunale di Juncus maritimus (blandamente alofilo). Una specifica analisi chimico-fisica delle acque, tesa a valutare l’influenza delle acque marine sull’ecologia dello stagno, da conforto alla interpretazione vegetazionale. Infatti l’indice dei cloruri presenta sui due campioni prelevati (alla foce e all’interno) valori molto bassi.

Nei pressi del confine piu’ meridionale dello stagno, alcune presenze alofile come Halimione portulacoides, Aster tripolium e Inula crithmoides, caratterizzano un lembo degradato di steppa salata. Questo aspetto e’ interpretabile come il risultato di una qualche comunicazione con le acque marine litorali, allo stato attuale non piu’ rinvenibile.

Lungo le sponde dello stagno abbondano Dorycnium rectum, Arundo donax,  Lonicera japonica (naturalizzata?), Convolvulus sepium, Xantium italicum, dittrichia viscosa, Equisetum Spp., Arum italicum. In alcuni tratti circoscritti dello specchio palustre dove la cannuccia si dirada si rinviene Ranunculus trichophillus -, una specie acquatica ormai piuttosto rara e vulnerabile.

Il canale Pilella e gli altri canali affluenti minori si presentano fortemente impoveriti nei loro aspetti fisionomici e floristico-vegetazionali. A causa dell’intensiva coltivazione la vegetazione tipica e’ relegata al solo alveo che si presenta intensamente colonizzato da Phragmites australis; assai ridotte o addirittura assenti risultano le serie tipiche di vegetazione spondale.

La duna antistante l’area umida e’ caratterizzata da macchia litoranea a ginepri (habitat prioritario ai sensi della Dir. U.E. 92/43), che assume un andamento parallelo alla costa, andando a costituire un cordone di vegetazione che si insedia sulla sommità del sistema dunale. Questo tipo di vegetazione (Oleo-ceratonion) si estende su una sottile fascia costiera ed e’ caratterizzata dalla presenza di Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa, talora arborescenti ed inoltre Pistacia lentiscus, Prasium majus, Dorycnium irsutum, Myrtus communis, Phyllirea latifolia, Rhamnus alaternus, Daphne gnidium, Lonicera implexa, Smilax aspera, Cistus creticus, mescolati ad altri elementi tipicamente psammofili Eryngium maritimum, Pancratium maritimum, Echinophora spinosa, Calystegia soldanella, Ammophila arenaria, Scabiosa maritima, Silene colorata.

La successione vegetazionale (spaziale) tipica delle coste sabbiose costituita da una zona afitoica, alla quale segue il Cakileto, poi l’Agropireto, di seguito l’Ammofileto e infine la duna matura a ginepri, qui e’ carente delle prime due serie (Cakileto e Agropireto), sintomo questo di un relativamente recente arretramento della linea di battigia. Questa situazione e’ di per se stessa altamente instabile, trovandosi la vegetazione delle serie piu’ interne ormai a pochi metri dal mare. Infatti essendo queste ultime scarsamente alofile sono ineluttabilmente condannate a soccombere, aprendo ulteriormente la strada all’avanzata del mare.

Nella fascia areale compresa tra la base della duna e la strada litoranea, vi resiste ancora un lembo di macchia retrodunale a leccio che se pur fortemente degradato, fornisce informazioni preziose per un corretto intervento di ripristino vegetazionale. Infatti, oltre agli ultimi esemplari di Leccio nella forma arbustiva (Quercus ilex) si incontrano altri elementi tipici di corteggio della lecceta quali Osyris alba, Rhamnus alaternus, che permettono di qualificare il “tipo” di lecceta al livello di associazione fitosociologica.

Assai compromessa appare la purezza delle singole associazioni, essendo tutte vittima dell’eccessivo impatto antropico, per cui abbondano elementi spiccatamente nitrofili e ruderali come: Rubus ulmifolius, Malva silvestris, Nicotiana glauca, Silybum marianum, Oxalis pes-capre, ed altre che conferendo un notevole disordine vegetazionale contribuiscono alla ulteriore banalizzazione (biologica) dell’ecotopo.

Saline di Brindisi

  • HABITAT PRIORITARI DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE
    Lagune
    Steppe salate mediterranee
  • HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE
    Pascoli inondati mediterranei
  • SPECIE VEGETALI DELLA ISTA ROSSA NAZIONALE
    Cressa cretica L.
    Bassia hirsuta (L.) Koch
  • SPECIE VEGETALI RARE
    Gladiolus byzantinus

Acquatina di Lido Presepe

  • HABITAT PRIORITARI DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE
    Dune costiere con ginepri
  • HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE
    Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)

Fauna

In prevalenza e’ l’avifauna, a caratterizzare e impreziosire questa localita’ umida; a specie comuni come la Folaga, si uniscono nel periodo delle migrazioni entita’ anche rare come il Falco di palude, che usa come posatoi i grandi tamerici lungo le sponde dello stagno. Inoltre, ardeidi, Anatidi e Limicoli delle diverse specie, contribuiscono ad arricchire questo ambiente in maniera anche numericamente consistente.

La ricchezza di avifauna di passo, costituita da diverse specie (indicatori di una buona qualita’ ambientale), risulta sotto certi versi sorprendente rispetto alla certamente compromessa integrita’ ecosistemica dell’ecotopo e costituisce la motivazione principale dell’intervento.

Rettili

  • Testuggine d’acqua (Emys orbicularis)
  • Cervone (Elaphe quatuorlineata)
  • Colubro leopardino (Elaphe situla)

Mammiferi

  • Assenti informazioni attendibili sui Chirotteri

 

SPECIE ANIMALI DELLA LISTA ROSSA NAZIONALE

Anfibi

  • Raganella italiana (Hyla intermedia)
  • Tritone italico (Triturus italicus)
  • Rospo smeraldino (Bufo viridis)

 

Uccelli (solo i nidificanti)

  • Quaglia (Coturnix coturnix)

Mammiferi

  • Assenti informazioni attendibili sui Chirotteri

 

STATO DELLE CONOSCENZE SCIENTIFICHE DI BASE

Aspetti faunistici

L’area naturale di Torchiarolo appare troppo piccola per ospitare un popolamento significativo. Assume notevole importanza invece inserita nel sistema complessivo delle zone umide costiere pugliesi per la sua importanza come area di sosta per l’avifauna migratrice acquatica. Durante le migrazioni molte specie infatti frequentano lo specchio d’acqua per sostare e rifocillarsi. Rilevante importanza l’area potrebbe rappresentare per quelle piccole specie di Anfibi e Rettili legate anche a piccoli habitat. L’evidente degrado che ha subito l’area sembra aver ridotto se non fatto sparire del tutto alcune specie quali la Testuggine palustre, la raganella, i Tritoni, che potrebbero essere reintrodotte in un oculato piano di gestione dell’area.

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